Proposta N.1: Come utilizzare il
giacimento di petrolio più grande d'Europa senza estrarre un solo
barile di greggio
La Basilicata galleggia sul giacimento
petrolifero più ricco dell'Europa continentale. Il suo sfruttamento
è disciplinato da un accordo firmato dall'ENI S.p.A. e dalla Regione
Basilicata. Nell'accordo non è indicato a quale titolo una compagnia
petrolifera privata (seppur con l'azionariato controllato dallo
Stato) sottoscriva l'intesa che riguarda lo sfruttamento di un bene
del sottosuolo, cioè di proprietà dello Stato Italiano. Nemmeno è
specificato che l'ENI ha ricevuto una procura speciale oppure una
delega a rappresentare lo Stato. E' invece scritto che ENI interviene
anche per conto della Enterprise Oil. Non si legge da nessuna parte a
quale titolo questa compagnia straniera partecipi di un accordo tra
lo Stato Italiano e la Regione Basilicata.
La ridiscussione dell'accordo per lo
sfruttamento dei giacimenti petroliferi Lucani, risorsa strategica e
fondamentale per il rilancio dell'Italia intera.
Una proposta concreta è certo quella
avanzata qualche mese fa sul settimanale "L'Indipendente
Lucano": l'emissione di "bond" garantiti dal valore
del giacimento Lucano, che consiste in 900 milioni di barili, secondo
dichiarazioni abbastanza recenti dell'ENI; mentre sarebbe compreso
tra i 10 ed i 15 miliardi di barili, stando ad una pubblicazione
effettuata dall'ENI/AGIP ai tempi del compianto Mattei.
I bond, con scadenze scaglionate in
20-30 annualità e garantiti dal petrolio, potrebbero essere
collocati con tassi di rendimento molto bassi poiché gli investitori
non solo non correrebbero rischi ma otterrebbero una garanzia in
"barili" valutati al prezzo attuale che, alla scadenza
renderebbero un ulteriore margine collegato alla rivalutazione del
prezzo del petrolio.
L'enorme liquidità ricavata, nel caso
si accertasse che la valutazione "Mattei" era corretta,
consentirebbe di azzerare il debito pubblico Italiano ottenendo una
liquidità aggiuntiva (derivata) pari al risparmio degli interessi
che annualmente l'Italia paga per rinnovare il debito stesso.
Con questa enorme liquidità, l'Italia
potrebbe avviare una politica di trasformazione della struttura di
produzione dell'energia necessaria alla vita della nazione, migrando
verso una totale produzione da fonti rinnovabili con l'utilizzo
esclusivo di apparati di potenza basati su propulsori elettrici.
Alla scadenza dei bond, l'economia
Italiana, affrancata dalla "bolletta energetica" che
prevalentemente su paga a fornitori esteri (di petrolio, gas e/o
energia elettrica), sarebbe certamente nelle condizioni di far fronte
al rimborso degli stessi.
Il tutto senza estrarre un solo
ulteriore barile di petrolio.
E pensate che un Paese completamente
libero da emissioni inquinanti non diventi il paradiso desiderato da
turisti e imprenditori di tutto il mondo? Senza considerare gli
enormi e quantificabili risparmi sulla bolletta sanitaria!
Una proposta semplice, comprensibile e,
soprattutto, attuabile!
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