venerdì 15 novembre 2013

Proposta N.3: Votiamo solo candidati veramente nuovi (non le teste di legno, ben note!)

Proposta N.3: Votiamo solo candidati veramente nuovi. Attenti alle teste di legno, ben note, messe lì dai vecchi, impresentabili, marpioni!
25/6/1994 Bubbico Filippo, presidente del Consorzio Seta Italia (dove la Camera di Commercio lo chiamava Bibbibo!) e del Consorzio Seta Basilicata, intascava il 75% dei compensi del Dr. X, agronomo. Erano soldi finanziati dalla Comunità Europea per il progetto di gelsibachicoltura che i Consorzi avrebbero realizzato in Italia (mai visto un filo di seta, miliardi di lire buttati).
 
Un giornale pubblicò le ricevute della vergogna il 26/11/2006 e tutti hanno potuto leggere e conoscere.
Filippo Bubbico ha fatto carriera, è stata premiata la sua abilità nell'incassare un "pizzo" record. Nemmeno la 'ndrangheta riesce a farsi pagare il 75% di un appalto! Oggi è Viceministro agli Interni.
  
La Basilicata e l'Italia hanno bisogno di aria nuova

Cominciamo domenica dalle elezioni regionali, riprendiamoci l'Italia, votiamo solo candidati veramente nuovi!!!
 

Non possiamo escludere che nel PD e nel PdL siano candidati di valore, motivati e orientati solo al bene comune. Anzi, qualcuno di questi lo conosciamo ed apprezziamo. Così come non possiamo escludere che negli altri schieramenti in lizza vi siano candidati che aspirano al potere più che al servizio.
 
Ciò premesso, però, bisogna dire che siamo una piccola comunità in cui tutti si conoscono e il discrimine tra grano e loglio non è poi tanto difficile.
 
Sulle proposte 1 e 2, che precedono, non si è espresso nessuno dei candidati presidenti e/o consiglieri in lizza, per questo motivo non siamo in grado di indicare una preferenza specifica. Lasciamo che siano gli elettori Lucani a valutare e decidere. Certo è che un candidato presidente che fosse indagato per aver truffato la Regione Basilicata, un candidato consigliere che avesse posto in essere una tentata truffa al Comune di Matera (archiviata per prescrizione), un candidato presidente che rappresenta lo schieramento che mai ha svolto un ruolo attivo all'opposizione, non meritano né il voto e nemmeno la nostra attenzione polemica.
 

martedì 12 novembre 2013

Lucania: triste, indolente y final

Lucania: triste, indolente y final
Verrebbe da abbandonarla questa Lucania. Questi Lucani pigri, indolenti, accattoni, infingardi, schiavi di un qualche privilegio, foss'anche quello di anticipare una visita specialistica di quindici giorni e, per quello, pronti a sostenere una classe politica inetta, pigra, indolente, infingarda, schiava del potere che le consente un accesso al denaro facile, senza lavoro, senza controllo, senza ritegno.
Verrebbe da lasciare questa terra scuotendo la polvere dai sandali, se non avessimo qui affetti, storia e cuore. La retorica della gente umile, lavoratrice e onesta, continua stancamente a mulinare nell'aria immobile dei contadini che seminavano a novembre per raccogliere a giugno ed hanno sostituito questa (già lenta) pratica con il set-a-side: non seminano nemmeno e, a giugno, raccolgono l'elemosina dell'Europa che li trasforma da contadini pigri in accattoni nullafacenti. I borghesi, poi, quelli che qualche lume d'intelletto dovrebbero averlo, si guardano bene dall'azzardare la formulazione d'idee o progetti, una qualche attività illuminata e costruttiva del domani. Emergono solo i più pigri, i più indolenti, i più infingardi, i più inetti; coloro che aggiungono a tali eccellenze la destrezza e la furbizia. Questi sono la classe dirigente, coloro che dirigono la nave Lucana negli sprofondi di ogni classifica di merito e sulla cresta di tutte le elencazioni di disvalore sociale, economico e culturale.
É accertato che il vertice della Procura Generale presso la Corte d'Appello di Potenza, Vincenzo Tufano, Modestino Roca, Gaetano Bonomi (ed una imprecisabile schiera di funzionari apicali delle forze dell'ordine) meritano una richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata alla costituzione di una setta segreta.
É acclarato che ad un Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Matera, Annunziata Cazzetta, viene consentito per anni di occuparsi (quasi in regime di monopolio) di decine di procedimenti penali a carico di un giornalista dopo averlo ripetutamente querelato. Salvo poi condannare la sventurata alla censura mitigata dall'attenuante (falsa) di aver tenuto un solo procedimento! E Annunziata Cazzetta continua a restare a Matera, monito per quanti volessero illudersi che ai magistrati infedeli possa capitare un qualche dispiacere.
É proprio vero che un politico di alto profilo, Bubbico Filippo (architetto), intascava il 75% delle progettazioni finanziate da fondi europei per la realizzazione di impianti di gelsibachicoltura (anche questi finanziati per miliardi di lire) presso le aziende agricole di suo padre, di suo suocero e di altri cittadini italiani che non hanno prodotto un solo filo di seta.
É emerso dagli atti giudiziari che il Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Matera, Celestina Gravina, ha nascosto una querela per calunnia contro Emilio Nicola Buccico infilandola in un procedimento penale che era già avviato all'archiviazione (ben prima che la querela fosse depositata) e, non contenta, ha trasmesso l'opposizione a quella stessa archiviazione solo dopo che il giudice aveva assunto la decisione di archiviare. Un episodio di favoreggiamento spudorato e gravissimo.
Sono agli atti del Consiglio dei Ministri del 13 novembre 2003, le dichiarazioni virgolettate del Ministro Altero Matteoli e del Sottosegretario Gianni Letta, in cui Filippo Bubbico viene indicato come consenziente (ma non entusiasta) della scelta di ubicare a Scanzano il Deposito Unico delle scorie nucleari Italiane. Bubbico, in difesa del suo onore violato, ha querelato il Ministro Carlo Amedeo Giovanardi ed i giornalisti che quel verbale resero pubblico. Come se avesse un onorabilità da difendere uno che strozza l'agronomo pretendendo il “ritorno” del 75% del suo fatturato! Ma in Italia, questi signori li fanno vice-ministri agli interni, così che possano industriarsi con dovizia di mezzi nell'affinamento delle qualità già mostrate.
É sotto gli occhi di tutti il villaggio “Marinagri”, finanziato con decine di milioni di euro di soldi pubblici e costruito nell'alveo di piena del fiume Agri. Occorre aggiungere spiegazioni o commenti?
É stato reso formalmente noto alle Procure della Repubblica di Potenza e Napoli, che dal più grande giacimento petrolifero dell'Europa continentale, sotto il suolo Lucano, insieme col petrolio, vengono estratte decine di migliaia di tonnellate di “gas-stream” di cui non si conosce il destino. Ma nella terra dei misteri, non esiste nemmeno il contatore che misura le quantità di greggio estratto, queste domande non meritano nemmeno una risposta.
Migliaia di giovani hanno scelto di abbandonare questa terra ed i genitori coscienziosi è questo che consigliano ai propri figli: partire per non tornare.
Allora bisogna chiedersi se vale ancora la pena di restare, se vale la pena di scrivere quando tanti tacciono o, peggio, prestano la penna al valvassore di turno che gli lancerà un tozzo di pane per sopravvivere (e nemmeno tanto grande!).
Certo, ad evitare entusiasmi da “scampato pericolo” di siffatti cialtroni, siamo consapevoli che non potremo lasciare la Lucania, abbandonare il campo, prima di aver terminato quanto abbiamo iniziato. Poiché siamo cavalieri d'antico e indomito cuore e non ci ritireremo se non quando i nostri figli potranno tornare e ricostruire dove loro hanno depredato, distrutto e cancellato. Ma non ci vorrà ancora molto.
Nicola Piccenna, alias Filippo de Lubac

lunedì 7 ottobre 2013

Proposta N.2: Sospendere le estrazioni di greggio dal sottosuolo Lucano fino a quando ENI non spiega cosa fa dei gas-stream

Proposta N.2: Sospendere le estrazioni di greggio dal sottosuolo Lucano fino a quando ENI non spiega cosa fa dei gas-stream
 
Egregi magistrati, la comunicazione che segue è stata diffusa attraverso Twitter, cioè è pubblica.
Precedentemente, le medesime notizie erano state pubblicate su alcuni settimanali regolarmente in edicola in Basilicata.
Con questa comunicazione, le Procure in indirizzo ne vengono a conoscenza formalmente e, quindi, ineludibilmente.
Confido che vorranno applicare la Legge ed impedire che le estrazioni di petrolio greggio effettuate in Basilicata continuino a prezzo di un disastro ambientale intollerabile oltre che disumano.
L'odierno scrivente, come al solito, è in grado di documentare quanto scrive, solo che le Vostre alte personalità ne abbiano l'esigenza. Giacché, in verità, si tratta di notizie facilmente reperibili anche per chi non ha i mezzi d'indagine di cui ha disponibilità l'autorità inquirente.
Viva l'Italia


testo dei tweet inviati dall'utenza @npiccenna

1 - La commissione parlamentare sull'ambiente, oggi, è stata a Viggiano, paesino nel cuore del centro oli più grande dell'Europa continentale;

2 - Nessuno chiede all'ENI & C dei gas-stream (altamente inquinanti) disciolti nel petrolio estratto in 15 anni dal sottosuolo della Basilicata!

3 - I gas-stream non si possono: bruciare in torcia (troppo inquinanti); trasportare (troppo infiammabili); stoccare (troppo esplodenti);

4 - Qualsiasi cosa abbiano fatto, hanno violato la Legge e poiché continuano a violarla, la Legge deve intervenire e sospendere le estrazioni!!!
 
p.s. comunicazione inviata:
- alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, competente per territorio;
- alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, competente perché sede dell'Ufficio UNMIG (risorse minerarie);
- alle Procure Generali con compiti di vigilanza sulle due citate Procure della Repubblica di Potenza e Napoli;
- ai Presidenti della Camera e del Senato

sabato 14 settembre 2013

Proposta N.1: Come utilizzare il giacimento di petrolio più grande d'Europa senza estrarre un solo barile di greggio

Proposta N.1: Come utilizzare il giacimento di petrolio più grande d'Europa senza estrarre un solo barile di greggio

La Basilicata galleggia sul giacimento petrolifero più ricco dell'Europa continentale. Il suo sfruttamento è disciplinato da un accordo firmato dall'ENI S.p.A. e dalla Regione Basilicata. Nell'accordo non è indicato a quale titolo una compagnia petrolifera privata (seppur con l'azionariato controllato dallo Stato) sottoscriva l'intesa che riguarda lo sfruttamento di un bene del sottosuolo, cioè di proprietà dello Stato Italiano. Nemmeno è specificato che l'ENI ha ricevuto una procura speciale oppure una delega a rappresentare lo Stato. E' invece scritto che ENI interviene anche per conto della Enterprise Oil. Non si legge da nessuna parte a quale titolo questa compagnia straniera partecipi di un accordo tra lo Stato Italiano e la Regione Basilicata.
La ridiscussione dell'accordo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi Lucani, risorsa strategica e fondamentale per il rilancio dell'Italia intera.
Una proposta concreta è certo quella avanzata qualche mese fa sul settimanale "L'Indipendente Lucano": l'emissione di "bond" garantiti dal valore del giacimento Lucano, che consiste in 900 milioni di barili, secondo dichiarazioni abbastanza recenti dell'ENI; mentre sarebbe compreso tra i 10 ed i 15 miliardi di barili, stando ad una pubblicazione effettuata dall'ENI/AGIP ai tempi del compianto Mattei.
I bond, con scadenze scaglionate in 20-30 annualità e garantiti dal petrolio, potrebbero essere collocati con tassi di rendimento molto bassi poiché gli investitori non solo non correrebbero rischi ma otterrebbero una garanzia in "barili" valutati al prezzo attuale che, alla scadenza renderebbero un ulteriore margine collegato alla rivalutazione del prezzo del petrolio.
L'enorme liquidità ricavata, nel caso si accertasse che la valutazione "Mattei" era corretta, consentirebbe di azzerare il debito pubblico Italiano ottenendo una liquidità aggiuntiva (derivata) pari al risparmio degli interessi che annualmente l'Italia paga per rinnovare il debito stesso.
Con questa enorme liquidità, l'Italia potrebbe avviare una politica di trasformazione della struttura di produzione dell'energia necessaria alla vita della nazione, migrando verso una totale produzione da fonti rinnovabili con l'utilizzo esclusivo di apparati di potenza basati su propulsori elettrici.
Alla scadenza dei bond, l'economia Italiana, affrancata dalla "bolletta energetica" che prevalentemente su paga a fornitori esteri (di petrolio, gas e/o energia elettrica), sarebbe certamente nelle condizioni di far fronte al rimborso degli stessi.
Il tutto senza estrarre un solo ulteriore barile di petrolio.
E pensate che un Paese completamente libero da emissioni inquinanti non diventi il paradiso desiderato da turisti e imprenditori di tutto il mondo? Senza considerare gli enormi e quantificabili risparmi sulla bolletta sanitaria!

Una proposta semplice, comprensibile e, soprattutto, attuabile!